La mia relazione alla Commissione Urbanistica.

Nel dicembre del 2018, in una delle sedute più importanti della precedente consiliatura, il Consiglio Comunale ha approvato le linee guida per l’adeguamento del Piano Urbanistico Comunale. Si tratta certamente di una delle attività più complesse nella vita di un’Amministrazione comunale. Non si tratta soltanto di un necessario adeguamento tecnico al PPR e al PAI, ma di una revisione della strategia di crescita per Cagliari in numerosi ambiti delicati e dalle grandi potenzialità.

Per questo nella prima riunione della Commissione Urbanistica, lo scorso 2 settembre, in qualità di vicepresidente ho presentato una relazione sugli obiettivi e sulle priorità da affrontare in questa nuova consiliatura. L’iter avviato nel dicembre 2018 deve certamente proseguire, raggiungere gli obiettivi individuati per il nuovo Piano Urbanistico è di fondamentale importanza per lo sviluppo della nostra città.

La città che conosciamo oggi è fondamentalmente il risultato dell’importante opera di pianificazione del 1965 (il Piano Regolatore), con luoghi, spazi e funzioni concepiti per le esigenze dell’epoca: La Fiera, il Porto commerciale e industriale, Marina Piccola, lo Stadio Sant’Elia, l’Asse Mediano etc.

Sono questi i principali nodi urbani sui quali ragionare, per progettare nuove funzioni, nuove relazioni con il tessuto urbano in una città molto cambiata demograficamente e socialmente rispetto al passato, e che necessita, per affrontare il futuro, di nuove previsioni.

Piano regolatore di Cagliari

L’approvazione del Piano Regolatore Generale di Cagliari (1962).

Nel 2002, quando ancora si pensava che la città di Cagliari avrebbe continuato a vedere crescere esponenzialmente il numero dei suoi abitanti, con l’approvazione del nuovo PUC si è programmato il completamento di tutti gli spazi liberi. La pianificazione prevedeva la realizzazione di oltre 3 milioni di metri cubi di nuovi edifici. Si pensava che Cagliari avrebbe raggiunto in un decennio i 224.000 residenti.

Non solo la previsione non si è avverata, ma la città ha subito un calo demografico costante sino al 2014, per poi stabilizzarsi intorno alla cifra di 154.000 residenti. Uno degli effetti più evidenti è la grande quantità di immobili inutilizzati in città. Parallelamente si è osservato un aumento dei residenti nei Comuni confinanti che sono andati a creare una vera e propria (oggi costituita anche in ente locale) area metropolitana.

Sono questi i dati di realtà di affrontare, le opportunità da cogliere e i problemi da risolvere affrontati nel documento approvato dal Consiglio lo scorso dicembre, che indica le linee di sviluppo per la città.

Una pianificazione che guarda all’area metropolitana, che supera la spinta all’espansione edilizia ed esprime la necessità di contenere il consumo di suolo. Una pianificazione nella quale viene incentivato il recupero e riuso dell’esistente e dove vengono indicate le priorità per restituire aree e spazi strategici all’uso pubblico.

Su quest’ultimo punto è utile fare una sottolineatura: la gran parte del patrimonio di aree e edifici pubblici non è di stretta competenza del Comune, essendo la proprietà di altri Enti. Ogni futuro sviluppo in merito è determinato soprattutto dalle competenze della Regione. Si pensi, per esempio, al Porto e a tutte le aree demaniali, alla Fiera, a Marina Piccola, alle piazze Matteotti e dei Centomila etc.

Allo stesso modo dalla Regione dipendono i grandi contenitori dismessi o in fase di dismissione, come l’Ospedale Marino, il Carcere di Buoncammino, l’Ospedale Civile, il Palazzo delle Scienze etc.

Alcuni di questi temi sono stati affrontati dalle amministrazioni di centrosinistra con l’approvazione di strumenti urbanistici specifici: Il Piano di Utilizzo dei Litorali, che ha dato ordine e regole alla spiaggia del Poetto, permettendo lo sviluppo economico e turistico che abbiamo potuto osservare in questi anni; il progetto per il nuovo Stadio; il piano per il polo velico a Marina Piccola; la variante per la riqualificazione e il recupero dell’Ospedale Marino; il Piano Particolareggiato del Centro Storico etc.

Inoltre, in alcuni ambiti strategici e delicati dal punto di vista della tutela paesaggistica è già avviata la co-pianificazione prevista dalle norme tra Comune, Regione e Ministero. Si tratta, per esempio, del Parco archeologico di Tuvixeddu, del’Accordo di programma sugli spazi della Fiera, dell’ex Caserma Trieste, dell’ex Deposito dell’Aeronautica di Monte Urpinu, della Caserma Ederle e l’area di Calamosca, etc.

Oltre i grandi contenitori e le aree strategiche, sono diverse le strutture dal grande potenziale urbano, di proprietà sia pubblica sia privata, sulle quali è necessario fare un ragionamento politico e dare un indirizzo strategico:

Palazzo delle Poste di Piazza del Carmine; Ex Ospedale militare di San Michele; Chiostro di San Francesco a Stampace; Circoscrizione di Mulinu Becciu; Bunker di Monte Mixi.

Sarà necessario individuare le priorità, creare gli strumenti per sbloccare gli interventi di riqualificazione e restituire ai cittadini la disponibilità di tutti gli spazi e luoghi strategici individuati. Da questi dipenderà una grande parte del prossimo sviluppo della città.

Nuovo Polo Fieristico. Immagine del Progetto di Studio Professionisti Associati

La mia opinione è che tra questi risulti prioritario il completamento dell’iter relativo all’accordo di programma sugli spazi della Fiera, che prevede il rilancio del comparto fieristico orientato verso: la congressualità con relativa offerta ricettiva; l’esposizione secondo modelli adeguati all’attuale sistema fieristico internazionale; i servizi per l’innovazione tecnologica; la connessione con l’area portuale antistante; la connessione con la città e la città metropolitana con la valorizzazione delle realtà contigue.

Altra questione prioritaria è quella la riqualificazione del vecchio Ospedale Marino, una situazione che si trascina da anni a causa del sistema di vincoli a cui è soggetto il bene (architettonici, paesaggistici, idrogeologici e demaniali). Lo stato di conservazione dell’edificio, come sappiamo, è pessimo con una situazione strutturale che richiede la sostituzione degli stessi componenti principali. Il costo stimato dell’intervento, da affidarsi a un soggetto privato mediante gara di appalto, è stimabile intorno ai 25 -30 milioni di euro.

Tornerò a breve su questo tema, per riassumervi i passaggi degli ultimi anni e cercare di capire a che punto è la vicenda.

Il vecchio progetto Prosperius per la conversione dell'Ospedale Marino in una moderna struttura per la riabilitazione.

Il vecchio progetto Prosperius per l’Ospedale Marino.

Infine, negli ultimi mesi del 2019 è auspicabile che si possa portare a termine l’iter di approvazione definitiva del Piano Particolareggiato del Centro Storico e del Piano per il Polo Velico a Marina Piccola. Per questo ci sarà bisogno della disponibilità e dell’impegno di tutti i componenti della Commissione e delle forze politiche presenti in Consiglio.